Presentazione del Dott. Francesco Baggiani del saggio "P(r)eso di mira" ed, Clichy. L'Autore ha spiegato a grandi linee ciò che si intende per "obesità" come luogo comune, e ciò che l'obesità o per meglio dire LE obesità sono, sottolineando la necessità di non discriminare né colpevolizzare (e tantomeno vessare) le persone in particolare i bambini e le bambine che ne soffrono; ha dato qualche consiglio pratico per affrontare le problematiche, che verranno trattate nel prossimo volume. Bellissimo monologo di Elisa Bagni sul tema della fame, e molta attenzione da parte del pubblico che ha rivolto all'Autore domande e qualche appunto critico al termine della presentazione. L'incontro in Sala Bernabei era organizzato dall'Assessorato alla Cultura e Servizi Scolastici e dalla Biblioteca "Don Giovanni Verità" di Modigliana, e aperto a tutta la cittadinanza. Alcune foto della presentazione, scattate da Patrizia Diamante.
sabato 17 gennaio 2015
martedì 13 gennaio 2015
P(r)eso di mira di Francesco Baggiani, ed. Clichy. Venerdì 16 gennaio ore 20.30 - Sala Bernabei Piazza Matteotti 5 Modigliana (FC)
Dal sito Forlì Today
http://www.forlitoday.it/eventi/cultura/modigliana-presentazione-del-libro-p-r-eso-di-mira-sul-bullismo-anti-obesita-2302229.html
modigliana. presentazione del libro p(r)eso di mira, sul bullismo anti obesità. Eventi a Forlì Venerdì 16 gennaio alle ore 20.30, il Dott. Francesco Baggiani,
pedagogista, presenta a Modigliana (FC) in Sala Bernabei, Piazza
Matteotti n. 5, il suo volume "P(r)eso di mira" edizioni "Clichy"
Firenze 2013. Si tratta del primo saggio pubblicato in Italia sul
fenomeno della discriminazione ponderale (o dimensionale) e del bullismo
contro le persone obese, molto ben documentato per il materiale
utilizzato e per la tesi che lo sostiene, per il quale l'Autore ha
raccolto durante molti anni di ricerca, una ricchissima e interessante
documentazione, traducendo numerosi testi, articoli, blog e libri in
particolare di lingua inglese e americana.
Il libro che spazia dalla medicina alla genetica, dalla sociologia ai
fenomeni di costume e mass mediatici, sta ricevendo moltissimi consensi
di critica e di pubblico, con recensioni importanti da parte dei
maggiori quotidiani nazionali e della R.A.I. radio e televisione
italiana. L'Autore che dichiara di non avere mai avuto problemi di peso
ma di essersi occupato dell'argomento per un senso di giustizia nei
confronti di una categoria ingiustamente "presa di mira", si rivolge
principalmente ai genitori, agli educatori, ai medici, agli allenatori
dei ragazzi e delle ragazze ovvero a coloro che hanno a cuore il
benessere delle persone in età "a rischio" per fenomeni di bullismo, ma
in generale a tutte le persone che hanno sofferto di disturbi alimentari
e di problematiche relative all'immagine e alla percezione di sé,
riuscendo a spiazzare e a capovolgere nella maggior parte dei casi quei
luoghi comuni che sorreggono tesi fittizie, improvvisate e non
documentate, mettendo invece come nodo centrale il benessere
dell'individuo. L'incontro aperto a tutta la cittadinanza, è organizzato
dall'Assessorato alla Cultura e Servizi Scolastici, e dalla Biblioteca
"Don Giovanni Verità" del Comune di Modigliana.
http://www.edizioniclichy.it/index.php?file=scheda_libro&id_pubblicazione=103“
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domenica 28 dicembre 2014
La Regina d'Africa
Se ci fosse ancora, la "Regina d'Africa" oggi avrebbe compiuto trent'anni, che per un pub situato in piena pineta a tre chilometri a meridione di Marina di Ravenna, sono un'enormità. Eppure fu proprio quel locale ad anticipare praticamente tutto quello che è successo negli anni successivi in tutta la Riviera romagnola. Ma andiamo per gradi. I cinque fondatori furono Walter Pretolani (poeta e insegnante, l'ho avuto per un anno come professore), Mauro Zanarini, Giorgio Benelli, Domenico Berardi, che purtroppo si è tolto la vita nello scorso luglio a soli 60 anni, e Valerio Ravaioli, ritratti in questa foto d'epoca.
"La Regina d'Africa" racconta Pretolani "fu inaugurata il 5 giugno 1984. Non avevamo fatto pubblicità, ma arrivò lo stesso tanta gente che si formò una fila di auto lunga due chilometri". Il nome fu deciso a casa di Danilo Montanari a Ravenna, all'epoca titolare delle edizioni artistiche Essegi, molto in auge in quegli anni, e fu una risposta al "mortorio" cittadino dell'epoca, quando tutti i bar del centro chiudevano alle 21, e non rimaneva che qualche cinema dove infilarsi. Vinse per l'appunto questo film del 1951 diretto da John Huston. "La Regina d'Africa" prosegue Zanarini "aveva una scelta di etichette nuove e ricercate. Siamo stati i primi a vendere il vino nel bicchiere. E poi c'era la birra alla spina, che fu anche quella una grossa novità".. D'estate veniva allestito un palco all'esterno, dove si esibivano gli artisti più quotati di quel periodo. Personalmente ricordo i mitici "Aringa e Verdurini", in pratica una coppia di attori maschio e femmina, lui bolognese, lei fiorentina, Maria Cassi, compagni anche nella vita, lui al piano e lei alle imitazioni. Ora Maria Cassi calca le scene di importanti teatri nel Regno Unito e altrove, senza più il suo compagno di quegli anni. Un'altra presenza costante era Serena Bandoli, vocalist di grande potenza, tutt'ora attivissima insieme al suo chitarrista di sempre, Fabrizio Tarroni. Ma se è vero che il bel gioco dura poco, anche qui la regola venne rispettata rigidamente. I cinque soci avevano comunque un altro lavoro, e dopo tre anni alcuni si tirarono da parte, anche perché il locale era aperto tutta la notte, e certi ritmi non sono sostenibili alla lunga. Altre persone subentrarono. Uno degli ultimi cuochi del locale fu il primo figlio di un ancora quasi sconosciuto Ivano Marescotti. Infine, nel 1989, l'incendio che la semidistrusse, quasi certamente doloso. Tre anni fa ci fu, peraltro, l'interessamento di un pool di imprenditori locali che acquistò l'edificio, col proposito di farlo ripartire, ma poi non se ne fece nulla. L'avventura di quel locale ora passato alla leggenda, viene ora raccontata da Walter Pretolani nel libro dal titolo omonimo, con disegni di una vecchia conoscenza del mondo dei fumetti, il ravennate Davide Reviati, e incisioni di Umberto Giovannini. Certe magìe, ahimè, non si ripetono così facilmente, soprattutto coi tempi che corrono. Nella foto in basso, Ravaioli, Zanarini e Pretolani, oggi.
sabato 20 dicembre 2014
Settantesimo della Liberazione di Ravenna e della zona est della Romagna
Ragazze poco più che adolescenti affiancavano spontaneamente i partigiani come staffette, o raccogliendo per loro denaro e beni. Dopo l’8 settembre del 1943 diedero vita anche a Ravenna a quella forma di movimento nazionale chiamato Gruppi di difesa della donna. A loro, “Donne resistenti contro il nazi-fascismo 1943-1945”, in occasione del 70° anniversario della Liberazione di Ravenna, viene dedicato il parco situato a Borgo Montone lungo il viale Altiero Spinelli.
“Nel 70° anniversario della Liberazione della città - dichiara l’assessore alle politiche e cultura di genere Giovanna Piaia - abbiamo ritenuto doveroso portare alla luce il lavoro svolto dalle donne durante la Resistenza nel Gruppi difesa della donna, e rendere loro omaggio con questa intitolazione. A poco a poco, la storia porta alla luce l’importanza del ruolo che le partigiane hanno assunto in quella fase storica del nostro paese. C’è ancora molto da approfondire su di loro perché quelle donne preferivano non apparire, ma oggi sappiamo che sono state oltre 2milioni le italiane che come staffette, come sarte, cuoche, infermiere, tanto per fare alcuni esempi, hanno dato un contributo determinante al riscatto del nostro paese dal giogo fascista. A loro, “al tabachi”, il termine dialettale per ragazze, mutuato anche per intitolare le iniziative dedicate all’anniversario dei Gruppi difesa della donna che si sono svolte il mese scorso, vogliamo dedicare quest’area verde affinché i loro sacrificio entri a pieno titolo nella memoria cittadina al pari delle nostre grandi figure della Resistenza”.
L’iniziativa conclude il programma di eventi per celebrare il 70° della nascita dei Gruppi di difesa della donna cui, il mese scorso, sono stati dedicati un convegno e una mostra col titolo “Al tabachi” a cura del Comune, Biblioteca Classense e con il contributo di Cgil, Fondazione bella ciao, Coop. Adriatica; con il patrocinio della Provincia e la collaborazione di: Accademia di belle Arti, Anpi, casa delle donne, Fondazione Casa Oriani, Istituto storico della Resistenza, Rete regionale archivi dell’Udi. Nella foto in basso veicoli alleati in Piazza del Popolo a Ravenna.
martedì 18 novembre 2014
venerdì 31 ottobre 2014
La Signora del Mosaico
Ha avuto una vita lunga e ricca di soddisfazioni, INES MORIGI BERTI, meglio conosciuta a Ravenna come "La Signora del Mosaico", e ivi scomparsa pochi giorni fa. Nata in provincia di Udine il 20 aprile 1914, studiò all'Accademia di Belle Arti di Ravenna. Qui conobbe il dottor Luigi Berti che sposò e da cui ebbe una figlia, Fede, che nacque nel 1942, venti giorni dopo la morte del padre in guerra. Partecipò e promosse il restauro dei mosaici delle basiliche bizantine, offese -per fortuna non in modo irreparabile- dai bombardamenti bellici. Ma la sua produzione comprende anche sculture e bassorilievi che la fanno conoscere un po' ovunque, e la mettono in contatto coi più grandi artisti della scena mondiale. Non a caso la foto sopra è del 1954 ed è stata scattata a Helsinki. Dal 1959 al 1977 fu docente presso l'Istituto d'Arte per il Mosaico Luigi Severini (artista futurista), ponendo le basi per la formazione dei più grandi mosaicisti contemporanei, tra i quali il mio vecchio amico Felice Nittolo, avellinese, ma a Ravenna dalla fine degli anni 60, e ora artista conosciuto e consacrato dal Giappone agli Stati Uniti. Fondamentale fu inoltre il sodalizio artistico col pittore Antonio Rocchi (1916-2005), con cui ha realizzato la maggior parte della sua produzione musiva. Innumerevoli sono i manufatti rivolti all'architettura moderna, concepiti grazie ai bozzetti di Rocchi. Realizzò inoltre anche mosaici da opere di Severini, Campigli, Bracque, Dubuffet, Mirò, Chi Pai Shih, Balthus e Capogrossi. I suoi numerosi allievi, molti dei quali oggi a loro volta insegnanti o presidi, la ricordano con affetto.
"Non urlava mai, ma tutti le portavano rispetto. Non la chiamavamo neppure "Signora Professoressa", ma "Signora Morigi". Nel tempo l'abbiamo poi ribattezzata "Signora del Mosaico". Quando la vedevo lavorare, rimanevo impressionato dalle sue mani sapienti che andavano da sole". Così la descrive Marcello Landi. attuale dirigente del Severini-Nervi.
"La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile per tutto ciò che ha dato alla città e al mosaico. Ines ha lavorato una vita in silenzio, seminando moltissimo. Andavo spesso a trovarla nel suo studio in via Cura. Era infaticabile: le piaceva utilizzare i materiali più disparati ed era sempre molto contenta quando le si portava qualcosa di speciale. Ha realizzato mosaici fino a cinque anni fa. Quando non ce l'ha più fatta, ha cominciato a fare disegni su acetato. Gli ultimi sono di pochi mesi fa. Era una persona di una umiltà incredibile. Chiunque le si avvicinasse si innamorava di lei, del suo laboratorio e di questa materia, il mosaico, che sapeva rendere facile. Soleva dire che lei era nata insieme ai bizantini". Questo invece è il ricordo di Felice Nittolo.
"Non urlava mai, ma tutti le portavano rispetto. Non la chiamavamo neppure "Signora Professoressa", ma "Signora Morigi". Nel tempo l'abbiamo poi ribattezzata "Signora del Mosaico". Quando la vedevo lavorare, rimanevo impressionato dalle sue mani sapienti che andavano da sole". Così la descrive Marcello Landi. attuale dirigente del Severini-Nervi.
"La sua scomparsa lascia un vuoto incolmabile per tutto ciò che ha dato alla città e al mosaico. Ines ha lavorato una vita in silenzio, seminando moltissimo. Andavo spesso a trovarla nel suo studio in via Cura. Era infaticabile: le piaceva utilizzare i materiali più disparati ed era sempre molto contenta quando le si portava qualcosa di speciale. Ha realizzato mosaici fino a cinque anni fa. Quando non ce l'ha più fatta, ha cominciato a fare disegni su acetato. Gli ultimi sono di pochi mesi fa. Era una persona di una umiltà incredibile. Chiunque le si avvicinasse si innamorava di lei, del suo laboratorio e di questa materia, il mosaico, che sapeva rendere facile. Soleva dire che lei era nata insieme ai bizantini". Questo invece è il ricordo di Felice Nittolo.
Ravenna vede quindi, in questi ultimi giorni, due cattive notizie: la bocciatura della città come candidata italiana a Capitale della Cultura Europea per il 2019, e la morte della Signora del Mosaico. Se fosse stata più giovane e avesse potuto contribuire a questo evento, chissà come sarebbe potuto finire. L'unica cosa certa, comunque, è che di persone di questa levatura in giro non ce ne sono più.
mercoledì 22 ottobre 2014
Bona not, avuchet!
E’ morto l’avvocato Luigi Titta Benzi. A dare l’annuncio è stato il figlio Federico: "Mio padre è deceduto oggi alle 14, nel letto di ospedale, dove era ricoverato da un mese". Luigi Benzi era nato a Rimini 1'8 marzo 1920. Studente a Rimini presso le scuole elementari, il Ginnasio e il Liceo Classico, per otto anni è compagno di banco di Federico Fellini e "amico suo anche tuttora", si premura spesso di ribadire. Anche se l'approccio tra i due non è di quelli entusiasmanti: all'età di due anni, in spiaggia, il piccolo Federico gli rompe un badile in testa. "Voglio credere che prese male le misure", ha raccontato Luigi a Sergio Zavoli in "Diario di un cronista". E mentre al giovane Federico, per eccesso di magrezza, gli affibbiano il soprannome "Gandhi", al robusto Benzi gli va a pennello il soprannome di "Grosso" o "Titta". Si laurea in Giurisprudenza a Bologna il 2 luglio 1942, è avvocato dal 1946 "per meriti di guerra". Da allora, e sono passati 56 anni, è stato impegnato come penalista in importanti processi in Romagna, nelle Marche e a Bologna, "vincendo o perdendo le cause a seconda dell'illuminazione delle stelle". E' stato Consigliere Comunale per il Partito Repubblicano e Segretario riminese dell'Edera nel 1946. Nel fatidico 1968 è eletto Presidente del Casino Civico di Rimini, carica di cui si fregia con orgoglio anche oggi. Per diversi mandati è stato membro e Vice Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Rimini. In ordine sparso le altre cariche appuntate sul petto nel corso del tempo: Presidente dell'Aeroclub, del Cineforo e del Comitato "Più cuore per Rimini". La sua firma è da annoverare anche tra gli autori letterari. Si deve a lui il gustoso amarcord di un avvocato di provincia intitolato "Patachedi". Il segreto della sua inesauribile energia? "La sveglia puntata alle cinque del mattino", risponde con prontezza. Nelle sue chiose autobiografiche conclude: "Tuttora operante come avvocato per vincere la noia della Vecchiezza. Difetti a parte, volutamente ignorati" .
“Titta Benzi, nel caos spesso banale e volgare che circonda Fellini e il fellinismo - lo ha ricordato il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi - si distingueva per l’eleganza, la gioia, lo spirito, la dignità, la “verità” con cui portava e quindi raccontava l’incredibile avventura di una straordinaria amicizia che ha attraversato quasi tutto il Novecento. Un’anima riminese profondamente autentica, nell’acume e nel dialetto. Nel conferirgli nel 2002 il Sigismondo d’Oro, l’Amministrazione comunale di Rimini indicò, nelle motivazioni, la discrezione nel custodire la memoria di Fellini e, appunto, l’umiltà e l’ironia che gli avevano permesso di attraversare oltre 90 anni di storia personale e riminese senza mai ‘andare fuori tempo’. Titta è Rimini, quella vera, simpaticamente puntuta, che sa coltivare le tradizioni nella maniera migliore: senza nostalgia ma irrorando con esse il presente e il futuro. Titta e Federico, il ‘grosso’ (e gras) e ‘Gandhi’ (così soprannominato per la sua magrezza); l’uno avvocato a Rimini, l’altro mostro sacro della cultura e della cinematografia mondiali. Bambini e giovani assieme nella Rimini anteguerra, poi separati fisicamente ma uniti da un affetto profondissimo nei decenni successivi. Gli aneddoti si sprecano. Tra i più commoventi, confidati da Benzi anni fa a un quotidiano locale, ce ne è uno riferito agli ultimi mesi di vita di Federico Fellini. “Sono stati i cinque giorni più belli della mia vita- raccontava l’amico-. Federico era tornato a Rimini dopo l’intervento subito. Io gli dissi: Ma cosa vieni a fare a Rimini, in agosto... E lui: Ma Grosso, Rimini è la mia città. Sono stati cinque giorni stupendi, a girare per la città, per le colline”. Oppure la ‘intrusione’ della fama internazionale nella loro schietta amicizia, raccontata a un altro quotidiano. “Dopo per Federico venne la gloria nel cinema. ‘Da riderci sopra’, gli brontolavo in faccia. E Fellini, serio come un colonnello: "Titta, smetti di ghignare. Stai parlando con uno dei più grandi registi del mondo". Poi si sentiva una pernacchia, e tutti e due cominciavamo a ridere.”.
Titta Benzi è stato tra i penalisti più noti di Rimini e ha rivestito numerosi incarichi pubblici e istituzionali. Al compiere i 90 anni diceva: “Io penso che vivrò ancora a lungo. Anche perché la gente mi vuole bene, nessuno può dire male di me. Compresi i miei clienti: ho difeso certe canaglie!”. E’ vero, nessuno poteva dire male di Titta Benzi, e nessuno ne potrà mai dire male. Rimini perde un pezzo del suo cuore ma resta intatto il patrimonio di umanità, ironia e gusto per la vita che ne costituisce la più felice delle eredità. In questo momento di dolore, in cui la città e l’amministrazione comunale, esprimendo il loro cordoglio, si stringono intorno alla famiglia e agli amici, viene da chiedersi come commenterebbe tutto questo Titta dall’alto. Una battuta a rendere meno oppressivo il clima e poi accanto l’amico Federico a ribattergli ‘Osta te!’.”
Tag:
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