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sabato 11 febbraio 2017
Forlì. Patrizia Diamante intervista Roberto Brunelli, esperto di arte e finanza
- A proposito di Arte Fiera Bologna edizione 2017, quali sono state le tue impressioni in merito?
Il visitatore (SOGNI E CONFLITTI. LA DITTATURA DELLO SPETTATORE, aveva titolato nel 2003 Francesco Bonami la sua Biennale di Venezia) sa scegliere, non va educato e indirizzato: lo si sta vivendo e vedendo nella politica; la gente vuole tornare a vedere, a ragionare e soprattutto a scegliere, magari tra quello che noi non consideriamo Arte ma che per loro sono stimoli e emozioni, con la propria testa, e non ha bisogno (e ciò si sta dimostrando fallimentare in tutti i settori) che altri pensino di poter decidere per loro cosa è giusto vedere esposto ed è bene scegliere.
Avevo salutato con estremo entusiasmo la scelta della Dr.ssa Vettese alla direzione di Arte Fiera ma, pur mantenendo inalterato il giudizio estremamente positivo che ho tuttora di lei, devo purtroppo constatare che, almeno ad oggi, la "cura Vettese" non ha ancora dato gli auspicati frutti. Era ovvio che sarebbe stato difficile, se non impossibile, ravvivare in pochi mesi una manifestazione che soffre ormai di una malattia cronica, ma la medicina ci insegna che una qualche cura si può sempre trovare, e che può comunque migliorare le condizioni di vita del paziente.
Oggi giorno si tende invece a selezionare rigidamente non soltanto le Gallerie che partecipano all'evento ma addirittura a chiedere loro un programma, come se la Galleria avesse al suo interno solo quegli Artisti "per investimento e/o di valore", scelta questa che si rivela deleteria per tutti gli Artisti "non convocati", frustrandone il morale e insinuando il tarlo, nei collezionisti che magari soltanto pochi mesi prima hanno acquistato le loro opere nella stessa Galleria, che essi non siano poi così tanto "ben visti" dal gallerista stesso. Ci si dimentica che l'Italia è diversa dal resto d'Europa: un tempo, quando c'era ancora la CEE, si parlava ancora del "Paese dei Cento campanili"; ci si scorda spesso che la sua ricchezza, la sua storia e la sua Arte è per l'appunto la somma di quelle diversità, di quelle molteplici scelte e di quelle originali individualità.
- Parlaci del tuo libro "Anninovanta 1990-2015. Un percorso nell'arte italiana". Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a scriverlo? e con chi hai collaborato?
Il libro è stato il primo tentativo di analisi attraverso una prospettiva storica della generazione di artisti italiani attivi tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Duemila. Al volume è stato già riconosciuto pienamente questo merito essendo stato inserito in queste prestigiose Biblioteche Internazionali: https://www.worldcat.org/title/anninovanta-1990-2015-un-percorso-nellarte-italiana/oclc/905852983&referer=brief_results
Sono molto riconoscente al Prof. Cosimo Semeraro Ordinario di Storia Moderna e Contemporanea e Segretario Emerito del Pontificio Comitato di Scienze Storiche della S. Sede che ne ha voluto curare la Presentazione.
- In una tua intervista parli dell'arte come un fenomeno visionario, e della capacità, da parte di alcuni artisti, di cogliere i segnali dal futuro. Credo che attraverso l'arte sia possibile capire meglio la storia nella sua evoluzione, i cambiamenti sociali e così via. Questo può voler significare, che l'artista non è affatto un eremita lontano dal mondo. Allora perché non si presta troppa attenzione alla sua opera da un punto di vista sociale?
Con il Libro "Anninovanta 1990 – 2015. Un percorso nell'arte italiana" ho voluto favorire, forse per primo, un doveroso processo di storicizzazione di quella generazione di artisti che ha visto la sua massima espressione negli anni '90. Oggi è più che mai auspicabile che ai nostri Artisti venga finalmente riconosciuto quel merito, quel ruolo di anticipatori che rivestono tutti i veri Artisti della storia dell'arte, artisti che hanno messo in scena nelle loro Opere i problemi umani e sociali della vita quotidiana, anticipando di molti anni, con illuminata lungimiranza, la crisi di valori, non soltanto economici, che la nostra società sta ora vivendo drammaticamente. Come vado scrivendo ormai dal 2007 sul forum di FinanzaOnLine con lo pseudonimo di "investart" la maggior parte dei collezionisti, dei critici e degli addetti ai lavori non ha ancora voluto vedere ciò che quegli artisti ci stavano raccontando con le loro opere. Allora non era facile: nel tempo del "tranquilli siam qui noi", quando tutti vivevano al di sopra delle loro reali possibilità, cullati dall'illusione che tutti potevano divenire proprietari di una casa pagando un mutuo e continuando a spendere e spandere in aperitivi & Co., era più facile voltarsi dall'altra parte ed ignorare i messaggi premonitori che gli artisti ci stavano mandando. Pure erano lì, con i loro quadri, a dirci "attenzione: questo sarà il futuro". Almeno oggi, è impossibile non riconoscere la nostra miopia.
Dalla lettura del volume emergono chiaramente gli Artisti che meglio di altri hanno anticipato l'enorme crisi di valori ancor prima che economica che il mondo globalizzato sta vivendo in questi anni.
- Quali sono stati i mutamenti sostanziali nel periodo che hai ricordato, in termini di mercato e di collezionismo delle opere?
La domanda che più frequentemente viene posta a noi addetti ai lavori da chi si avvicina da poco al mondo dell'Arte è se vi siano certezze, domanda alla quale personalmente rispondo che, se fosse tutto così automatico, sarebbe sufficiente recarsi assieme alla moglie da Gagosian, acquistare uno o più Lavori di Artisti da lui rappresentati, magari accedendo a un finanziamento privato, per poter poi pagare gli studi universitari ai figli, e magari poter lasciare loro un piccolo capitale per quando metteranno su famiglia. Ma, come è vero che I prezzi delle Opere d'Arte sono estremamente difficili da anticipare nel breve termine, è altresì vero che il mercato dell'Arte, come quello finanziario, è un "mercato efficiente", che, come sostiene il Premio Nobel per l'economia, Eugene Fama, il mercato non sbaglia e va lasciato fare, senza controlli e interferenze pubbliche, poiché questo tende spontaneamente all'equilibrio. Ebbene ciò che è successo al mercato azionario ha avuto un riflesso anche per il mercato dell'Arte. Gli studi empirici degli economisti sulle variazioni dei prezzi di azioni e obbligazioni sono infatti sovrapponibili a quelli dell'Arte e degli Artisti. Se prendiamo ad esempio il crack della new economy, la bolla dei subprime e la crisi dei titoli sovrani somigliano a ciò che è avvenuto negli stessi anni anche nell'Arte. Artisti osannati, portati alle stelle e poi svaniti nel nulla, oppure che hanno visto crollare in un istante le loro quotazioni, che poi il tempo ha restituito, o sta restituendo, o restituirà in un prossimo futuro.
Insieme allo Storico dell'Arte Salvatore Puzella nel libro "Investire in Arte e Collezionismo" abbiamo spiegato in modo assolutamente innovativo i meccanismi del mercato dell'arte, visto e considerato che nessuno ha la sfera di cristallo per prevedere il futuro abbiamo scritto un libro all'incontrario elencando tutti gli errori da non fare quando ci si avvicina all'investimento in arte, se il collezionista eviterà tali "errori" molto probabilmente le probabilità di vedere un giorno premiate le proprie scelte aumentano in numero esponenziale rispetto al "fai da te" o ai consigli per gli acquisti riportati in maniera più o meno disinteressata dalla letteratura, periodica o meno di settore.
- Ritengo che sia innegabile il valore di alcuni vecchi galleristi, amici degli artisti, eroici se hanno tentato a loro spese (e talvolta fallendo) di colmare grosse lacune in ambito pubblico, ma in moltissimi casi, oggi, a mio parere, abbiamo a che fare con degli "affittacamere" spregiudicati e un po' superficiali che badano solo a vendere spazi. Come si dovrebbe muovere una galleria d'arte per essere credibile?
La Galleria dovrebbe innanzitutto programmare con almeno 12 mesi di anticipo la propria attività, offrire un mix di Artisti che parlano per primi loro stessi tra loro con i propri Lavori e cercare una vera internazionalità cercando di essere presente a eventi fieristici internazionali di prestigio e cercando contatti, non a pagamento, cosa difficile ma non impossibile, con Critici e Curatori italiani e/o stranieri che credono loro per primi nell'Artista. Non dimentichiamo mai che il Critico vive e ha successo grazie all'artista e al suo Lavoro, e un serio professionista non si lascia certo scappare il valore (storico prima ancora che economico) quando e se vi si trova al cospetto.
- Assistiamo anche a un proliferare di Prize internazionali a pagamento dove non c'è una reale selezione, l'unica selezione è il pagamento dello spazio da utilizzare... forse l'arte ha preso una deriva un po' troppo simile ai grandi centri commerciali.
Il proliferare di tale "nefaste" manifestazioni a pagamento si deve esclusivamente alle responsabilità degli Artisti che vi vogliono partecipare, se mancasse una richiesta di eventi del genere crollerebbe immediatamente anche la loro proposta.
Personalmente trovo vergognoso in certe tali manifestazioni i patrocini che le Istituzioni (leggasi quindi lo Stato) a volte rilasciano con una troppa leggerezza e superficialità.
Lasciami però spezzare una lancia a favore dei centri commerciali, con i nostri centri storici che soffrono di carenze croniche di parcheggio e il "vigile elettronico" che controlla gli accessi delle Zona a Traffico Limitato rendendo molto probabile per il "visitatore forestiero" l'incappare in una multa (i varchi d'accesso sono spesso mal segnalati anche dai navigatori più aggiornati), l'idea di "spostare" l'Arte e le Gallerie in centri facilmente raggiungibili e fruibili la vedo come una grande opportunità per il futuro di certe attività commerciali di settore.
A tal proposito mi piace qui ricordare il volume "Chi colora Nanù?" scritto insieme all'Artista Stefano Tedioli con lo scopo di avvicinare i bambini all'Amore per l'Arte fin dalla più tenera età e di cui una parte del ricavato dalla vendita dei libri viene devoluto in beneficenza all'Organizzazione di Solidarietà con popolo SAHARAWI, "RIO DE ORO Onlus".
- La pittura può venire giudicata dalle giurie insieme alla fotografia e a tutte le altre forme d'arte o di artigianato? si possono collocare sullo stesso piano?
In Italia i Premi nell'Arte non hanno fino ad ora funzionato, "i giudici" dovrebbero essere persone che con il loro Lavoro/Passione hanno negli anni dimostrato di avere loro in primi lanciato e soprattutto consolidato Artisti arrivati all'attenzione di Istituzioni/Musei/Collezioni soprattutto straniere. Non vedo oggi nella stragrande maggioranza dei giurati nostrani persone di questo calibro, forse in futuro occorrerebbe "dare in gestione" la giuria di questi Premi nostrani a eminenze o meglio eccellenze straniere, penso soprattutto inglesi e americane.
- Quali sono i paesi del mondo che attualmente propongono cose interessanti, a tuo parere?
Gli U.S.A., in particolare a Los Angeles e a New York rimangono il vero fulcro vitale per l'Arte Contemporanea mondiale, attualmente il mercato globale permette di poter però scoprire ovunque nuovi artisti.
- La vetrina del web può sostituire quella reale per la vendita delle proprie opere?
Sicuramente sì e l'Italia o meglio il collezionista italiano sta già pagando di tasca propria questa arretratezza e provincialismo dei nostri Galleristi ancora chiusi a riccio all'interno delle loro Gallerie e timorosi di confrontarsi con un mercato oramai veramente globale. Gli acquisti di Opere d'Arte sul web sono in costante aumento in tutto il mondo e colossi come Amazon on-line Art Gallery che si sono già posizionati sul settore testimoniano che indietro non è possibile tornare, la strada ormai è stata tracciata.
- Ad Arte Fiera ho sentito insistentemente parlare di una tua futura Mostra sugli Artisti italiani della "Generazione anni '60" (ovvero nati tra il 1960 e il 1970) richiesta a gran voce da Artisti e addetti ai lavori. Puoi darci qualche anticipazione?
Sarebbe molto bello; ma è veramente una cosa molto impegnativa. Ci vorrebbe una bella mostra, sarebbe molto interessante, uno dei pochi casi in cui un libro ("Anninovanta 1990-2015. Un percorso nell'arte italiana") determini una esposizione, in genere avviene sempre il contrario, anche per questo, il mio, è un vero testo di critica d'arte.
Vorrei infine ringraziare per l’attenzione e, per chi volesse continuare il discorso, rimando l'appuntamento sul Forum di FinanzaOnLine della Brown Editore.
Roberto Brunelli http://www.brunelliroberto.it/
giovedì 26 gennaio 2017
Here&Now collettiva d'arte al MuseOrfeo via Orfeo 24 BOLOGNA * 27 - 28 gennaio
La curatrice Ottavia Villani presenta l'artista modiglianese Patrizia Diamante con la sua opera <<Still life: natura mai morta, anzi, ancora vivente. 2016>> [100X80 cm, pittura ad olio su tela e faesite] “Nel 1986 all’Accademia iniziai questo dipinto a olio, che per varie ragioni finì abbandonato in un garage. Ripreso nel 2016, ho giocato su formale e informale: un fondale grigio diventa una dedica al Maestro Jackson Pollock, da cui la deriva “anarchica informale”. I bozzetti che abbracciano il quadro in una cornice libera sono stati preparati in seguito, perché il dipinto è un’opera ancora in corso, e così ogni correzione, aggiunta, cambiamento di rotta, divertissement, nota, citazione, e persino la cornice diventa parte integrante, cambiando l’oggetto in progetto”. Queste sono le parole dell’artista in merito a quest’opera, nata appositamente per la mostra HERE&NOW. Partendo da una natura morta semplice, Patrizia Diamante ha voluto seguire la scia dei movimenti artistici più contemporanei, uscendo dai limiti della tela per sperimentare nuovi spazi e accedere così all’arte del “qui e oggi”. Nei quadretti che circondano l’opera possiamo ritrovare il segno di Pollock, Rotella, Mondrian, ma anche importanti forme d’arte di questo ultimo secolo, come l’uso della fotografia e il gioco. In uno spazio mai chiuso, mai finito, mai “incorniciato”, ha saputo dare vita più che mai a una natura morta, che appunto, morta non lo è più. Vi aspettiamo al MuseOrfeo in via Orfeo 24 nei giorni di Artefiera, 27 e 28 gennaio. L'ingresso è aperto a tutti coloro che vorranno ammirare le opere contemporanee in esposizione: presenti all'inaugurazione alle ore 17 i curatori della mostra e gli artisti, che accoglieranno gli ospiti e saranno disponibili per eventuali domande o per una semplice chiacchierata con il pubblico. Curatori: Mariaelena Maieron, Veronica Quarti, Brigitta Rizzuti, Ottavia Villani, Marta Zanforlin * Artisti: Michele De Matthaeis, Patrizia Diamante, Manuela Porchia, Dennis Tark, Graziella Toffoli * Inaugurazione venerdì 27 gennaio alle ore 17. Contatti: www.diamantestudio.jimdo.com
mercoledì 16 ottobre 2013
Se ne va un altro grande. Questa mattina è morto Luigi Bernardi, scrittore e editore bolognese.
Questa mattina alle 6 è mancato Luigi Bernardi, che avevo conosciuto personalmente dopo la morte del mio compagno Horst Fantazzini. Era l'autore di uno splendido ricordo di Horst sul Domani di Bologna http://www.horstfantazzini.net/luigi_bernardi.htm, amaro e profondo come solo lui sapeva esserlo, Luigi Bernardi, in un panorama editoriale, giornalistico e umano spesso abbastanza sconsolante. Ebbi il piacere di incontrarlo il 16 dicembre 2003 durante la presentazione bolognese di un mio libro insieme a Marcello Baraghini di Stampalternativa della quale si occupò lui personalmente insieme ai suoi amici e colleghi Stefano Tassinari e Pino Cacucci; non era un uomo di molte parole, anzi poche, scarne e ruvide, ma con uno sguardo intensissimo che tradiva uno spirito sagace e una umanità buona e piena di interesse e di riconoscenza verso i pochi segnali di vita che attraversano questa società mortifera. Mi permetto di "rubare" per metterli qui una bellissima foto di Gilberto Veronesi e un ricordo di lui scritto da un altro grande scrittore, da noi molto amato, Pino Cacucci.
Patrizia Diamante
***
<< E da oggi in poi, amico caro, come farò quando avrò voglia di commentare con te le carognate e le soddisfazioni della vita, per le quali avevi sempre una frase tagliente e saggia, e a chi telefonerò o scriverò o incontrerò, quando sentirò il bisogno di condividere il comune sentire e i sentieri in comune... Perché con te, Luigi, era sempre un piacere assorbire sapere e conoscenza, e questa povera Bologna non ha mai capito davvero quale tesoro avesse: il più attento e fertile editore, che era riuscito a creare qui una casa editrice, Granata Press, che è stata punto di riferimento per il fumetto d'autore e ha tenuto a battesimo scrittori che oggi sono conosciuti a livello internazionale, e tu, Luigi, sempre dieci, cento, mille passi avanti agli altri, forse troppo avanti, quando pubblicavi scrittori che, allora, nessuno o quasi conosceva e dopo, la "grande editoria" ha ripreso e diffuso...
Ti devo molto, perché se scrivo libri è grazie a te: correva l'anno... be', almeno 33 anni fa, quando vagheggiavo di fare il fumettaro, venni da te, allora avevi fondato e dirigevi L'isola trovata, e ti mostrai un mio fumetto sceneggiato e disegnato, e tu, dopo lunga e attenta visione, mi avevi detto: "Ma perché non ti metti a scriverla, questa storia?". E quella storia, sarebbe diventata "Punti di fuga", e da lì in poi, lasciate le matite, grazie a te, ho continuato, sempre in attesa dei tuoi consigli.
Scelgo un'altra foto tua, dei tempi memorabili e irripetibili di Granata Press, quando passavamo le giornate nella tua sede di via Marconi, un po' factory e un po' porto di mare, dove Magnus compariva strampalato e sagace, dove a ogni ora eravamo sicuri di trovarci persone sensibili, creative, generose, e quasi sempre dotate di quel pizzico di squilibrio e disadattamento alla realtà che le rendeva uniche e capaci di suscitare emozioni in chi avrebbe letto le loro opere, dal fumetto alla narrativa... Non è vero, Luigi, che nessuno è insostituibile: tu lo sei, lo resterai per sempre, almeno finché questa vita durerà per me e per tanti altri come me.
Ci hai lasciato i tuoi libri, perché da scrittore ci hai dato moltissimo, e ti saluto con un dolore che mi spezza, infiltrato da un po' di rancore per la città che non ha capito mai davvero quanto tu le abbia dato, quanto valore avesse il punto di riferimento editoriale che avevi creato. >>
giovedì 20 settembre 2012
26 settembre presentazione a Bologna presso Libreria Modo Infoshop, del libro "Lo statuto dei gabbiani" di Horst Fantazzini, a cura di Patrizia Diamante "Pralina", prefazione di Pino Cacucci
lunedì 23 aprile 2012
Il cestino delle mele
Una testimonianza dalla vicina Bologna in vista del 25 aprile. Alcuni vecchi partigiani raccontano la Resistenza in città, e in particolare alla "Bolognina", quartiere popolare immediatamente a nord della stazione ferroviaria.
domenica 11 dicembre 2011
Un anno fa a Bologna
lunedì, 06 dicembre 2010
Ridi, Bologna!
*
venerdì, 29 agosto 2008
Scherzi d'altri tempi
Ridi, Bologna!
Una due giorni piuttosto intensa quella appena archiviata, e molto soddisfacente sul piano artistico. E con in più la ciliegina di questo libro, presentato ieri sera da Eraldo Turra (il meno magro del famoso duo Gemelli Ruggeri), che ha fatto da intrattenitore durante la serata dedicata alla gara di poesia orale svoltasi al Circolo Bertold Brecht, promossa dall'Associazione Culturale Via de' Poeti. Bologna, benchè non rappresenti nè per me nè per la mia attuale compagna una felice tappa della nostra vita, sia pure in tempi diversi, è comunque una delle capitali riconosciute della comicità italiana. Bene, questo libro, firmato anche da Eraldo Turra, ripercorre gli ultimi decenni di storia del cabaret e della comicità all'ombra delle Due Torri. Si parte con la mitica Carla Astolfi, attrice in dialetto bolognese, e giunta quest'anno al 75esimo anno di palcoscenico (con in più comparsate in film e spot pubblicitari) per proseguire con Lucio Dalla e Gianni Cavina (famoso per essere l'Ispettore Sarti). Lucio Dalla iniziò come cabarettista, alzi la mano chi lo sapeva! Bè, l'elenco è veramente sconfinato, se contiamo anche chi è solo passato professionalmente da Bologna, come Walter Chiari (che ci risiedette due anni, e finì poi per comprarsi una casa a Cervia, dove tutte le estati fanno, nella piazza centrale, una rassegna in suo onore, il "Sarchiapone"). A Bologna nacque appunto il gruppo del Gran Pavese: Susy Blady, Lupo Solitario, i Gemelli Ruggeri, Vito (che attualmente fa coppia artistica con una mia carissima amica di Faenza, Maria Pia Timo, in arte Wanda la carrellista). A Bologna è nato il rock demenziale degli Skiantos, guidati da Roberto "Freak" Antoni, sono nate rassegne che hanno lanciato artisti tuttora in auge, come la Zanzara d'Oro. Qui sono emersi personaggi come Ennio Marchetto, Paolo Hendel, Antonio Albanese, Paolo Cevoli, Giorgio Comaschi, Enzo Robutti, Fabio De Luigi, Veronica e Malandrino (in arte Marcolino e Padre Buozzi), Maurizio Ferrini, Alessandro Bergonzoni, Natalino Balasso, Eros Drusiani, Daniele Fabbri (in arte Luttazzi, in omaggio a Lelio), Maurizio Pagliari (in arte Duilio Pizzocchi), Gigi e Andrea, i fratelli Mario e Pippo Santonastaso, il Trio Reno, Bruno Nataloni, la Metallurgica Viganò, Gene Gnocchi, e poi il mitico "poeta sborone" Andrea Sasdelli (in arte Giuseppe Giacobazzi), e prima ancora Dino Sarti, Francesco Guccini e Andrea Mingardi, anche loro partiti come intrattenitori. Non tutti, come sapete, sono bolognesi doc, anzi, ma è un fatto che proprio a Bologna hanno trovato l'humus adatto per la loro crescita. E sicuramente sto dimenticando qualcuno! A Bologna per vari anni c'è stata la redazione del mitico settimanale satirico "Cuore", a cui ha contribuito anche la mia Pralina con due sue fantastiche vignette. E senza trascurare che proprio a Bologna, dopo Firenze e Milano, ha attecchito la Lega Italiana per l'Improvvisazione Teatrale, diffusasi poi nella vicina Romagna al punto che il Campionato d'Improvvisazione di quest'anno lo ha vinto la squadra di Ravenna. Qui cito due nomi sconosciuti ai più: Paolo Busi e Federico Palombarini, due autentiche macchine da risate. Poi ci sono anche grandi artisti non professionisti. Le compagnie dialettali di Bologna sono da sempre sinonimo di qualità, oltre che di divertimento: famosi anche in tutta la Regione erano i gruppi di Bruno Lanzarini, Arrigo Lucchini e Bruno Dellos. Purtroppo, con l'attuale crisi, le compagnie dialettali fanno ormai molta fatica a sostenere trasferte anche di poche decine di chilometri! Mi permetto a questo punto di citare un amico scomparso: Franco Frabboni, che aveva costituito una compagnia chiamata "Bulagna in dialett". Lo vidi recitare a Molinella due anni prima della morte, e ne aveva quasi ottanta. Bè, in palcoscenico sembrava al massimo un sessantenne, con un fisico asciutto e una vitalità incredibile. E con una verve comica ancora freschissima. E ancora un'ultima menzione per il gruppo "Ponte della Bionda", capitanati dal grande Fausto Carpani, coetaneo di Mingardi, comico, attore, cantautore e riesumatore del passato rinascimentale della città con spettacoli indimenticabili. E, ripeto, sto dimenticando ancora tanta gente. Qual'è il segreto, direte voi? Indubbiamente un'animaccia anarchica e dissacrante. E poi anche il fatto di trovarsi in posizione strategica, in modo da catalizzare anche tutti gli artisti nel raggio di almeno cento chilometri. E, last but not least, la messe enorme di locali e localini, cresciuti sopratutto come "indotto" dell'Alma Mater, la più vecchia università d'Europa. Giovani = voglia di divertirsi, anche se adesso, con l'invecchiamento della popolazione e lo spopolamento del centro storico, i problemi non mancano. Ora, per esempio, manca il sindaco, e la situazione economica è pesante. E anche lo sport sta soffrendo. Il Bologna lotta per non retrocedere, e le due squadre di pallacanestro (sport che a Bologna è più di una fede) sono da tempo relegate in campionati minori, causa fallimenti economici vari. Insomma... chi vivrà vedrà.
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Sempre restando a Bologna e in tema di comicità e riso, riproponiamo un vecchio divertente post di Alcide Brunazzi dal blog Versi e Versetti (ormai ex dato che hanno chiuso la piattaforma di Splinder)
venerdì, 29 agosto 2008
Scherzi d'altri tempi
Un personaggio a tutto tondo, di quelli di una volta tipicamente bolognesi, è un signore che si chiama Luigi Lepri (Gigèn d'Livra, in dialetto felsineo). Studioso del dialetto e attore in vernacolo, tiene da molti anni una piccola rubrica sulla pagina locale del RESTO DEL CARLINO dal titolo "Di ban sò, fantèsma!" (Raccontaci un pò, fantasma!), in cui racconta aneddoti, scherzi, frizzi e lazzi dei tempi che furono. Questo in particolare è davvero gustoso, e risale a una cinquantina d'anni fa. Uno studente dell'Alma Mater, particolarmente adepto del Dio Bacco, ad ogni sbronza veniva assalito dal rimorso e, per purificarsi, pregava gli amici di portarlo dove c'era molta acqua. Un bel mattino, dopo l'ennesima notte di eccessi alcoolici, si svegliò sulle rive di un fiume larghissimo, e concluse che gli amici lo avevano portato in macchina fino al Po, in pratica poco più di un'ora di viaggio da Bologna. Risalì barcollando l'argine e al primo passante che trovò gli si rivolse in dialetto bolognese, chiedendogli dove fosse il paese più vicino. L'uomo lo guardò sorpreso e, in perfetto francese, gli rispose che era a pochi chilometri da Parigi! In pratica quella volta lo scherzo fu pesante (e costoso!), visto che viaggiarono tutta la notte e oltre per scaricare l'amico lungo la Senna. Il nostro eroe, senza documenti e senza soldi, dovette faticare non poco per rientrare a Bologna. Finì poi per ritrovarsi coi soliti amici e, decidendo di stare al gioco, gli disse questo: "Ragàz, cal vèn al fà di miràcuel, a fòrza ad bevvar am sa truvè al Mulèn Rouge" (Ragazzi, quel vino fà miracoli, a forza di bere mi sono ritrovato al Moulin Rouge). Il tutto quindi si concluse in una solenne risata ed in una ancor più solenne bevuta, che il beone festeggiò col detto: "L'è mej al vèn fèss che l'acua cèra" (E' meglio il vino schietto che l'acqua pura). E Alcide questo lo sa molto bene e lo mette in pratica quasi ogni giorno...
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