giovedì 8 marzo 2012

Le donne romagnole





Io lo so come sono le donne romagnole. 


Sono forti come la roccia e sono morbide come il burro, delle gran lavoratrici, che si sacrificano per la famiglia e per i figli, e quando i figli sono grandi fanno volontariato per gli anziani e per il terzo mondo. Sono quelle che vanno a letto sempre dopo e che si alzano sempre prima. Quelle che vanno in discoteca con le amiche, e il giorno dopo al cimitero a trovare i loro morti. Sono delle grandi rompicoglioni le donne romagnole, non sono mica di marzapane, hanno sempre la battuta pronta e sembrano velenose e con le amiche e con i figli non sono mai troppo tenere. Fanno i complimenti solo quando conviene, pochi ai loro figli e molti agli estranei.
Sono solari e gioviali, sì, ma sono anche lunari, e saturnali, e tristi, e malinconiche, e non di rado depresse (ma la tristezza non impedisce mai di fare tutto ciò che si deve). E quando si ritrovano fra di loro, parlano spesso di amori finiti, e di morti, e di disgrazie, e di problemi in famiglia, e delle cose che potrebbero aggravarsi. Non sono brave a consolare con le parole, tanto ruvida la lingua che sembra cartavetrata, ma sono bravissime a dare una mano concreta a chi soffre.
Sono quelle che ha disegnato Fellini nei suoi film e che Tonino Guerra canta nelle sue poesie, sono immense come la Gradisca e la Tabaccaia, con grandi tette e culi belli pieni e rotondi come quelli delle afrocubane. Oppure magre e sottili e con piccoli seni come la Volpina, ma assolutamente sexy e piene di energia erotica. Le donne romagnole viaggiano con una carrozzeria compatta, non superano quasi mai il metro e settanta, la statura media della donna romagnola è uno e sessanta, e pur viaggiando in 500 sono più potenti di un bolide di Formula Uno. Sono more quasi sempre, e sono belle, ma di una bellezza un po’ selvaggia, non raffinata, con il trucco nemmeno fatto troppo bene, e il vestire non molto ricercato e i capelli esagerati; sono belle quando ridono e la loro risata spacca il silenzio e rimbalza sulla luna.
Vanno in bicicletta le donne romagnole, la bicicletta è il cavallo di queste valkirie, la abbandonano solo per essere portate con il carro funebre. Le donne romagnole sono profondamente religiose anche se possono fare tutto senza Dio. Quando non sanno più come imprecare, si mettono a pregare la Madonna, ma di nascosto, la mattina presto, oppure mentre versano una lacrima sulla sfoglia fatta in casa.
Ne hanno da passare di guai, le donne romagnole, per reggere la baracca, col marito oppure no, con tutti i conti da far quadrare, e le bollette, e i bilanci delle aziende familiari, si dice arzdora che significa “reggitrice”, la donna romagnola è questo: una colonna che regge tutto.

Io le amo, e sono anch’io, lo è una parte importante di me.


Patrizia "Pralina" Diamante (E' permessa la riproduzione gratuita di questo scritto, a patto che si citi il nome e cognome dell'autrice e non si apportino cambiamenti al testo)

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3 commenti:

  1. e sono grandi donne!!
    ti voglio bene anche io tantissimo!

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  2. Mi hai strappato un po' di commozione, che da buona romagnola -anche se acquisita- ho spazzato via subito con una risata.

    Sì siamo così, sono così.
    Tutta la vita su una bici, a far l'amore e a far battaglie.

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