martedì 31 gennaio 2012

Nildo Breviglieri e Claudio Marabini


Dopo il trasloco dalla piattaforma di Splinder che è in chiusura in questi giorni, abbiamo recuperato due ricordi scritti da Andrea Trerè, di un pittore e di un giornalista romagnoli entrambi scomparsi nel 2010. Un altro pezzo della Romagna che scompare.


venerdì, 05 febbraio 2010


Un saluto a Nildo Breviglieri

Non dovrei più fare caso ai manifesti mortuari, ma purtroppo è inevitabile. Ieri non ho potuto fare a meno di notare quello dell'ennesimo artista che conosco da molti anni e che ora se ne va. Nildo Breviglieri aveva ottantadue anni ed era un apprezzatissimo pittore e acquerellista romagnolo, noto in Italia e all'estero. Questo ritratto su acquerello me lo fece in pochi minuti nel 1990 a Riolo Terme, in occasione dell'inaugurazione del Premio Letterario Vallesenio, che vide al sesto posto fra i premiati nella sezione poesia un certo Licio Gelli, poeta, da Arezzo. L'eco fu enorme (Licio Gelli era ancora sotto processo) e per il Vallesenio fu una pubblicità incredibile. Il Premio decollò al punto che negli anni successivi si permise il lusso di invitare come ospiti personaggi come Alda Merini, Franco Loi, o il figlio di Quasimodo, attore presso la RadioTV Svizzera. Nildo era stato invitato per ritrarre poeti e ospiti, e in quell'occasione il sottoscritto era presente sia come poeta che come collaboratore di un quotidiano locale. E così ci ritrovammo nella stessa tavolata a poca distanza dal Maestro "Venerabile" che era in compagnia di sua moglie e di una innumerevole scorta poliziesca (ah, i nostri soldi!). Nildo non si scompose e, tra una chiacchiera e l'altra, eseguì questo mio ritratto su cartoncino e me lo regalò. Era un uomo di poche parole, schivo, sempre un pò al di sotto dalle righe. Gli proposi un'intervista, che però non fu mai realizzata. Anche qui non si scompose: le rare volte che ci incrociavamo per strada o a qualche sua mostra era sempre tranquillo, affabile, con quel suo sguardo buono che sa di antico. Un pò amaro, negli ultimi anni, dopo essere rimasto vedovo, anche se ha continuato ad esporre fino a tre anni fa. Una persona squisita, d'altri tempi, e un grande artista che ricorderò a lungo. Ciao Nildo, fai buon viaggio.




venerdì, 18 giugno 2010


Addio al grande Claudio Marabini

Giornalismo e cultura in lutto per la morte, a ottant’anni, di Claudio Marabini. Giornalista, scrittore, critico, appassionato e infaticabile esploratore dei sentieri della letteratura, Marabini era una firma ben nota ai lettori delle pagine culturali del "Resto del Carlino" prima, poi anche della "Nazione" e del "Quotidiano Nazionale". Con lui se ne va uno degli ultimi interpreti di un genere che ha fatto la storia della mitica "Terza Pagina": la recensione. Pochi giorni fa, scrivendo per Nuova Antologia il testo del suo «Diario di lettura», la rubrica di critica letteraria che teneva puntualmente nelle pagine della rivista dal 1986, Claudio Marabini richiamava l'attenzione sull’ultimo brano (e tale resterà) intitolato "L'articolo". Rileggendolo alla notizia della sua scomparsa ci si accorge che più che un testamento spirituale è l’estremo omaggio, autentico atto di amore, di chi ha coniugato per l’intera esistenza cultura e giornalismo, un binomio assolutamente inscindibile. Un sentimento di gratitudine per il compagno fedele di ogni giorno, che ti consente di vincere la solitudine che è in noi comunicando agli altri pensieri, sentimenti, emozioni. "Il pensiero dell’articolo... - sono le parole iniziali di Marabini - La sua presenza nella mente e nella giornata: nella vita, dunque, di chi affida all’articolo almeno una parte della sua giornata. Solo la giornata o almeno una parte della vita... o tutta, forse? Difficile poterlo dire. Ma l’articolo è una cosa misteriosa: nascosto in parte, o del tutto... L’articolo è tutto o quasi. Forse è veramente tutto...".
Di articoli Claudio Marabini ne ha scritti migliaia, specie sul "Resto del Carlino" e nei più autorevoli periodici letterari. Ma ognuno scaturiva dalla mente e dall’anima come fosse il primo: frutto, sempre, di letture attente e mature riflessioni, di genuino entusiasmo e di desiderio di confrontarsi. Una straordinaria capacità di comprensione critica degli autori, la sua, dall’Ottocento all’età contemporanea. Scrittore egli stesso e autore di romanzi di successo quali La notte vede più del giorno, Il passo dell’ultima dea, Malù, Carossa, L’Acropoli, I sogni tornano. Narrativa ma anche saggistica, fin dai primi lavori di tal genere: Gli anni Sessanta, narrativa e storia e I bei giorni. L’efficacia del ritrattista e talora del bozzettista emerge dai penetranti elzeviri della terza pagina del "Carlino" o dagli agili capitoli de La Chiave e il cerchio e del già ricordato I bei giorni. Fra i protagonisti degli '"ncontri" gli sono particolarmente cari Eugenio Montale e Dino Buzzati. Nel cuore, sempre, la Romagna di Giovanni Pascoli e Manara Valgimigli, e quel "suo" dialetto romagnolo (era nato a Faenza nel 1930) che custodiva e coltivava con lo stesso amore riservato alla purezza della lingua italiana, nella quale era autentico maestro. Saggistica non solo letteraria la sua, ma anche civile e di costume, osservatore sensibile della realtà del nostro tempo, attento al cambiamento, che accettava pur non giudicandolo talora in modo positivo. Dall’alto del suo osservatorio di buon senso, conservava intatta la fiducia, che gli trasmetteva ottimismo, fondata sulla solidità dei valori dell’uomo. Qualcosa resta, è il titolo di un fortunato libro del 1975: "Restano gli umili passi, la quotidiana fatica e l’occhio cercante di chi non si risolve a credere che i passi dell’uomo non abbiano una direzione". Uno degli ultimi grandi di Romagna, davvero.

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